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Casa di morti

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Romanzo di Francesca Farina

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18,00 € tasse incl.

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CASA DI MORTI” è un romanzo mito-biografico, perché si tratta di una biografia, più che romanzata, mitizzata, dell’autrice, la quale riassume in sé un’antichissima schiatta, austera, dignitosa, profondamente fiera dei propri valori, tra i quali spicca primario quello della cultura. La lotta secolare per emanciparsi passa nel racconto proprio attraverso il sacrificio, il lavoro, la scuola, lo studio, la lettura e la scrittura, valori ai quali la famiglia dell’autrice ed essa stessa hanno sempre creduto e che hanno a lungo perseguito, fino a giungere al momento attuale, forse il migliore dell’intera loro storia, nonostante la decadenza del mondo, che assiste al proprio sfacelo senza pressoché alcuna reazione. La denuncia del crollo della società e della Storia del Villaggio è il vero cuore del romanzo, che ripercorre le vicende di una famiglia come esemplare della storia di tante altre famiglie, con l’intento di salvare dall’oblio la vita degli ultimi, coloro che non hanno storia e non hanno parola, che si dibattono nei brevi giorni della loro esistenza e poi si addormentano nel sonno perenne della dimenticanza, quasi non fossero mai venuti al mondo. Il romanzo si compone di due parti: in una lingua ricchissima, barocca e sovraccarica, dilagante come un magma incandescente, nella prima parte si rievocano gli ultimi due secoli della storia della Sardegna, tra Ottocento e Novecento, nella persona e nelle vicende degli antenati più prossimi. Nella seconda, come in una ideale galleria di ritratti, sfilano i personaggi che hanno compiuto la meravigliosa e generosa opera di donazione di sé, per permettere alla stirpe di perpetuarsi, affidando all’Estrema Discendente, anche grazie alla memoria orale degli antichi cantori della sua famiglia, il compito di narrarne le vicende attraverso la scrittura. La conclusione è inconclusa, come la vita stessa, che prosegue oltre l’umana esistenza, senza fine… “Casa di morti è il libro di tutte le stirpi, le generazioni dei Farjas mescolate ad altre di più o meno nobile ascendenza che si succedono per circa due secoli nella storia del Villaggio. Il tempo storico della narrazione inizia con la guerra di Crimea, da cui tornò l’Antenato, fondatore della stirpe, e termina con la diaspora in Toscana, alla fine degli anni Sessanta del Novecento, della famiglia dell’‘estrema Discendente’, ossia la narratrice… La narrazione è popolata di corpi e soprattutto di anime, quelle che abitano la casa-palazzo nella parte alta del Villaggio, luogo di acque che diventano, quando si scatena la tempesta, portatrici di morte… Ci sono i generatori di stirpe ma anche quanti non hanno avuto né potuto avere figli, il Padre e la Madre, il pastore e l’ancella, il rancore come moneta di scambio, la fatica, il dolore, i silenzi e la solitudine…mitissime e terribili Parche, vestali caste e spose feroci…” (Natalino Piras, scrittore e antropologo)

Recensioni

Valutazione 
12/06/2020

ALLA SCOPERTA DELLE RADICI con la guida di Francesca Farina

Non ci si lasci impressionare dalla mole delle sue circa 500 pagine. La lettura ripaga generosamente la fatica immettendoti nel mondo favoloso di una gente, come quella sarda, quale solo grandi scrittori (penso alla Deledda, a Satta, a Dessì, a Niffoi, Murgia, oltre che a Gavino Ledda) in un passato più o meno recente sono riusciti a far vivere.
Parlo di “Casa di morti” di Francesca Farina, edita da Bertoni (2018): un romanzo che è riduttivo definire biografico, anche se chiama in causa una protagonista in competizione con natura e storia, perché si tratta di un’opera, come dire?, dal respiro epico visto che chiama in causa il destino di una gente nel teatro della sua difficile lotta contro la Storia, contro il degrado di valori e lo sfacelo di una cultura che ha resistito ai secoli, e di cui l’ultima Discendente al di là della diaspora si incarica di farsi interprete e alfiere di memorie (sociali e familiari) attraverso la scrittura.
Così sulla scena di due secoli, dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento, vive assieme alla storia una famiglia quella di un’intera comunità con il complesso delle sue vicende, definendo una topografia morale in cui trovano spazio e risalto eventi e personaggi, un’umanità vera insomma, in cui non si fatica a riconoscere le radici stesse del nostro mondo, le uniche forse ancora in grado di contrastare il processo di barbarie e disgregazione in atto.
È a questo che il libro di Francesca Farina, che è anche raffinata poetessa, fa pensare e cui dà voce, disegnando un paradigma esemplare che nel nostro panorama letterario non trova eguali, per l’arditezza della concezione e della sua architettura e ancor più per l’avvincente forza espressiva che in molti tratti fa pensare al Garcia Marquez di Cent’anni di solitudine.

Valutazione 
31/05/2020

#profilidautore

Oggi incontriamo Francesca Farina nata in Sardegna, fonte di infinite suggestioni raccolte nel suo romanzo mito-biografico “Casa di morti”. La lettura e la scrittura sono state da sempre la sua più forte passione, un dono impensabile ma profondamente amato, tanto che ha cominciato a redigere i suoi diari all’età di tredici anni ed oggi ammontano a circa cento quaderni. Ha compiuto gli studi classici a Siena e quelli universitari a Roma, laureandosi in Lettere Moderne e perfezionandosi in Letteratura Italiana. Dal 1986 collabora in qualità di critico letterario alla rivista accademica “Esperienze Letterarie”, diretta dal professor Marco Santoro, dell’Università La Sapienza di Roma, e a partire dal 2000 anche col sito letterario on line Italinemo. Nel 1998 ha pubblicato il volume “Fràmas”, per Angelo Mastria Service, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti e consensi. Nello stesso anno, è risultata finalista al Premio Diaristico Nazionale Pieve-Banca Toscana, presieduto da Saverio Tutino, con i suoi diari relativi agli “anni di piombo” 1977/78. Nel 2000 è stata segnalata con le poesie “Sulle ali dell’Angelo” al Premio Internazionale Eugenio Montale, presieduto da Maria Luisa Spaziani, e nello stesso anno ha ricevuto il secondo premio ex-aequo “Tracce” di Pescara con la sua raccolta di poesie dal titolo “Nature morte”, con in giuria Maria Luisa Spaziani e Marcia Theophilo. Nel 2002 è stata segnalata ancora al Premio Internazionale Eugenio Montale con la silloge poetica “Metamorphòseon”, pubblicata da Edizioni Associate, ed in altri concorsi poetici. Negli ultimi anni ha pubblicato quattro plaquettes poetiche presso l’Editore Artista Claudio Granaroli, dal titolo “Fleurs”, “Sonetti estremi”, con Tomaso Binga/Bianca Menna, “Lai” e “Luoghi”. Nel 2008 ha ottenuto la Menzione Speciale al Premio Diaristico Nazionale Pieve-Banca Toscana per il suoi diari relativi agli anni 1987-88. Sempre nel 2008 ha pubblicato la raccolta di sonetti “Tragoedìa” con la Casa Editrice Zona. Nel 2009 ha vinto il Premio Nazionale “Renato Fucini” per il Sonetto. Nel 2011 ha curato con Roberto Piperno e la collaborazione di Filippo Bettini il volume antologico “L’Isola dei Poeti” per Hedrarte Edizioni. Nel 2012 ha vinto, insieme ad altre sei importanti poete, il Premio di Poesia “Franco Cavallo”. Dal 2002 organizza ogni mese la “Maratona dei Poeti”, a tema civile, ed ogni anno il “Leopardi’s Day”, nel giorno anniversario della nascita di Giacomo Leopardi; inoltre, tra giugno e luglio, coordina la rassegna “L’Isola dei Poeti”, presso L’Isola Tiberina, a Roma, in collaborazione con Roberto Piperno. Nel 2016 il suo romanzo “Casa di morti”, edito da Bertoni Editore, è risultato finalista al Premio Feronia - Fiano Romano. Nel 2016 il suo racconto “Pioggia” è stato ritenuto il migliore ex aequo del corso di scrittura tenuto da Valeria Viganò presso la Casa Editrice Nottetempo. Nel 2017 con la silloge poetica “Repertorio dei cieli” è risultata finalista al “Premio Internazionale di Poesia Camaiore”, ha vinto il Premio Speciale della Giuria “Tracce-Pablo Neruda” presieduto da Davide Rondoni e la Menzione Speciale per il Premio L’Aquila. Nel 2018 ha ricevuto il Premio per la Cultura nell’ambito del Premio ScrivereDonna. Ha in preparazione tre nuove raccolte poetiche per tre diversi editori e un nuovo romanzo.
Che cos’è il romanzo “CASA DI MORTI” di Francesca Farina.
“CASA DI MORTI” è un romanzo mito-biografico, perché si tratta di una biografia, più che romanzata, mitizzata, dell’autrice stessa, la quale riassume in sé un’antichissima schiatta, austera, dignitosa, profondamente fiera dei propri valori, tra i quali spicca primario quello della cultura. La lotta secolare per emanciparsi è passata proprio attraverso la scuola, lo studio, la lettura e la scrittura, valori ai quali la famiglia dell’autrice ed essa stessa hanno sempre creduto e che hanno a lungo perseguito, fino ad arrivare al momento attuale, forse il migliore dell’intera loro storia, nonostante la decadenza del mondo, che assiste al proprio sfacelo senza pressoché alcuna reazione.
La denuncia del crollo della società e della Storia del Villaggio è il vero cuore del romanzo, che ripercorre, come esemplare della storia di tante altre famiglie, la storia degli ultimi due secoli della propria, tra Ottocento e Novecento, con l’intento di salvare dall’oblio la vita degli esclusi, dei negletti, di coloro che non hanno storia e non hanno parola, che si dibattono nei brevi giorni della loro esistenza e poi si addormentano nel sonno perenne della dimenticanza, quasi non fossero mai venuti al mondo.
Il romanzo si compone di due parti: nella prima si rievocano gli ultimi due secoli della storia della Sardegna e della stirpe dei nobili decaduti Barones e dei Farjas, i parenti poveri, dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento, nelle persone e nelle vicende degli antenati più prossimi della narratrice. Nella seconda, come in una ideale galleria di ritratti, sfilano i personaggi che hanno compiuto la meravigliosa e generosa opera di donazione di sé, per permettere alla stirpe di perpetuarsi, affidando all’Estrema Discendente, l’ultima del stirpe dei Farjas, anche grazie alla memoria orale degli antichi cantori della famiglia, il compito di narrarne le vicende, attraverso la scrittura. La conclusione è inconclusa, come la vita stessa, che prosegue oltre l’umana esistenza, senza fine…
Breve nota critica del poeta, scrittore ed editore Marco Onofrio
“Complimenti vivissimi: da quel che ho ascoltato, mi pare un romanzo splendido, non solo a livello storico e antropologico, ma anche a livello ontologico, di scrittura del mondo, di presa della realtà ad ogni livello della materia. La tua scrittura ricchissima e multisensoriale ripristina la dicibilità totale dell'esperienza, e dunque la perduta centralità umanistica come cardine e misura delle cose, ma con un senso "postmoderno" di apertura universale, di umiltà e devozione all'essere. Un romanzo di questa portata è giocoforza escluso dal sistema dell'industria editoriale, a caccia di prodotti patinati, televisivi, di facile consumo; tuttavia è un peccato e al contempo uno scandalo che non sia stato pubblicato - come eccezione alla regola - da una major, come meriterebbe. Questo la dice lunga sulla situazione purtroppo disastrosa della cultura in Italia.

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