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La scuola dei somari

9788855352239

Nuovo prodotto

Libro di Francesca Farina

Collana Miele

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43 Articoli

16,00 € tasse incl.

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Francesca Farina, cultrice raffinata della poesia "classica" ma anche sensibile interprete dell'inquietudine e del disagio contemporanei, fa rivivere un modello di sonetto che potremmo definire "realistico-satirico", ricostruendo in versi sapientemente orchestrati una vicenda esistenzialmente difficile, ai limiti del disorientamento psichico, la via crucis di una docente di scuola media in condizioni disastrate: proprio in senso etimologico, laddove si assiste alla "caduta della stella" che l'insegnante “idealista” si illude di poter continuare a far risplendere, mentre "gli ideali" sono appunto una "parola spenta lungo gli scaffali". Il diario di un anno di scuola decisamente impervio si snoda in una catena di sonetti che compongono un mosaico straniante e allucinato. A volte può tornare in mente qualche esemplare del Belli, dei più macabri (penso a "Er deserto", in cui la squallida rappresentazione di un paesaggio cupo e desolato si anima solo della presenza di un cadavere). Il tono di Francesca Farina è infatti ben lontano dalle dolcezze e dalla suavitas del sonetto amoroso, poiché ci troviamo in una sorta di inferno, "in un loculo oscuro, sozzo, immondo", il cui orrore viene percepito con irrevocabile chiarezza fin dall'impatto iniziale ("Appena il primo giorno e già sprofondi / in una fossa nera senza fondo"..."Il mio calvario è appena cominciato / e già mi pesa a morte questa croce. / Avessi già all'inizio rinunciato, / ora non urlerei senza più voce! / Senza più voce, senza conoscenza, / mi riduco a un fantasma logorato..."); e magis magisque in dies i segni della progressiva distruzione di ogni possibile speranza si fanno più evidenti ("l'anima rastremata e fatta a pezzi", "l'ossessione / diventa quotidiana", "la pasta / della mia mente è tutta lievitata"; "Arrivi a scuola: né un cenno né un saluto, / appena la risposta a mezza bocca, / se ti arrischi a rivolger la parola / alle colleghe..."). Tutti sembrano prigionieri di un impietoso delirio che riduce gli esseri pensanti ad automi, a vantaggio "degli alunni, una schiera assatanata". Eccoli i veri protagonisti, i "pueri" a cui Quintiliano raccomandava di portare somma reverenza: "I miei alunni, questi ragazzacci / col cuore di gelato e Coca Cola, / con la pizza tra i denti, la pistola-/ giocattolo abbandonata, questi pazzi, / questi frenetici, questi tormentati / che rispondono al volo da insolenti, / questi astuti bulimici mai sazi. / Se li guardi negli occhi scopri il cuore, / l'enorme solitudine innocente, / la vita senza senso e con dolore. / Ti sembra che non sappiano mai niente / tra dire e fare, insondabile pudore, / non ti rispondono, come gente che non sente". Piccoli mostri la cui umanità è stata oltraggiata, oppressa, pervertita... Che cosa potrà salvare le loro anime devastate dagli ordigni con cui il loro intelletto si è forse irrimediabilmente contaminato? Lo sforzo sembra immane, i risultati sono scarsissimi e sempre scoraggianti, l'umiliazione e la frustrazione possono indurre un soggetto troppo sensibile alla perdita del senno. Riecheggia in alcuni versi la straordinaria autoanalisi ariostesca del povero Orlando che si sente sdoppiato, espropriato di sé stesso e divenuto un fantasma: "È proprio mio, quest'incubo che vivo? / Sono io che lo sogno, che mi aggiro / in queste stanze morte, in questo limbo?". Versi tra l'altro bellissimi, e sono di Francesca, "farina" del suo sacco e non di Messer Ludovico... Nessun moralismo, nessun buonismo nei contenuti di questi testi-testimonianze di un calvario, solo una verità crudele e amara per entrambe le parti (dell'allievo e del docente), solo un realismo esacerbato ma coerente. E il persistere coriaceo di una convinzione, di un progetto disperato, di un amore che nessuna violenza potrà mai estinguere: "Io vado avanti / a inculcare nel cranio degli stolti / la bella verità che piacque a tanti, / l'immenso scibile di tutti i sacri morti / resi immortali, diversi dagli insani / giovani scellerati, già sepolti" (Dalla prefazione di Silvio Raffo, aprile 2019)

L'AUTRICE: Francesca Farina, nata in Sardegna, ha compiuto gli studi classici a Siena e quelli universitari a Roma, laureandosi in Lettere Moderne e perfezionandosi in Letteratura Italiana. Dal 1986 collabora in qualità di critico letterario alla rivista accademica “Esperienze Letterarie” e al sito culturale www.italinemo.it dell’Università La Sapienza di Roma. Nel 1998 ha pubblicato il volume “Framas”, “Fiamme” in sardo, Angelo Mastria Service, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti e notevoli consensi critici. Nello stesso anno è risultata finalista al “Premio Diaristico Nazionale Pieve-Banca Toscana”, presieduto da Saverio Tutino, con i suoi diari relativi agli “anni di piombo” 1977/78. Nel 2000 è stata segnalata con le poesie “Sulle ali dell’Angelo” al “Premio Internazionale Eugenio Montale”, presieduto da Maria Luisa Spaziani. Nello stesso anno ha ricevuto il secondo premio ex-aequo “Tracce” di Pescara, sempre presieduto da Maria Luisa Spaziani, con la sua raccolta di poesie “Nature morte”. Nel 2002 è stata nuovamente segnalata al “Premio Internazionale Eugenio Montale” con la silloge poetica “Metamorphòseon”, pubblicata dalle Edizioni Associate di Roma, ed in altri concorsi poetici. Nel 2008 ha pubblicato il volume di poesie “Tragoedìa” per la Casa Editrice Zona. Sempre nel 2008 ha ottenuto la Menzione Speciale al “Premio Diaristico Nazionale Pieve-Banca Toscana” per i suoi diari relativi agli anni 1987-88. Nel 2009 ha vinto il “Premio Nazionale Renato Fucini per il Sonetto”, presieduto da Enzo Golino. Nel 2011, nell’ambito del “Premio Insula Romae”, indetto da “L’Isola del Cinema”, diretta da Giorgio Ginori, ha curato l’antologia “L’Isola dei Poeti”, HedrArt Editore. Nel 2012 ha ottenuto il “Premio di Poesia Franco Cavallo” insieme ad altre sei note poete italiane. Negli ultimi anni ha pubblicato quattro plaquettes poetiche presso l’Editore Artista Claudio Granaroli: “Fleurs”, “Sonetti estremi”, corredati da opere di Tomaso Binga, “Lai” e “Luoghi”. Nel 2016 il suo racconto “Pioggia” è risultato il migliore ex aequo del corso di scrittura di Valeria Viganò e pubblicato sul sito della Casa Editrice Nottetempo. Nel 2017 il suo romanzo “Casa di morti”, pubblicato da Bertoni Editore, è risultato finalista al Premio Feronia- Fiano Romano, presieduto da Mario Quattrucci. Dal 2002 organizza ogni mese a Roma la “Maratona dei Poeti” ed ogni anno, nel mese di giugno, il “Leopardi’s Day”. Dal 2008 tra giugno e luglio coordina “L’Isola dei Poeti” presso l’Isola Tiberina, a Roma. Nel 2017 con la raccolta poetica “Repertorio dei cieli” ha vinto il Premio Speciale della Giuria del “Premio di Poesa Pablo Neruda-Tracce” di Pescara; ha ottenuto la Menzione d’Onore al “Premio di Poesia L’Aquila-Laudomia Buonanni” ed è risultata finalista al “Premio Camaiore di Poesia 2018”. Ha curato per l’Editore Bertoni diverse antologie poetiche: nel 2018 “Roma – Omaggio in versi”, e nel 2019 “Il sole di Auschwitz - Poeti per la SHOA”, “La Poesia, sole del mondo. Poeti per la Giornata Mondiale della Poesia” e “InfinitoLeopardi” per il bicentenario della poesia “L’infinito” di Giacomo Leopardi, a cui hanno partecipato i più noti poeti e i migliori esordienti italiani e stranieri. Nel 2018 ha ricevuto il “Premio alla Cultura” nell’abito del “Premio ScrivereDonna” di Pescara. Attualmente dirige la Collana di Poesia Miele presso Bertoni Editore. Il suo blog poetico-culturale è www.poeticontemporanei.blogspot.com.

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