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L’altalena – cronaca di un’esistenza

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Romanzo
di Romualdo Farinelli

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Dettagli

Questo romanzo è un’autobiografia: Farinelli l’ha scritto per la moglie e per i figli, che sanno ben poco di lui. Io infatti non mi sono sorpreso d’averlo visto intitolato Cara moglie, cari figli. Nato a New York da genitori umbri, che s’erano recati negli Stati Uniti a tentar la fortuna, tornò in Italia a quattro anni: il padre spaventato dalla Mano Nera, l’aveva mandato da una sorella che abitava sul lago di Como. Qui rimase a lungo, perché la Prima Guerra Mondiale e l’impossibilità dei genitori di passare l’Atlantico, lo fecero restar solo. Farinelli, che ama calunniarsi, dice che l’affetto dei genitori gli è mancato in un periodo importante della vita.Ora che s’è deciso a scrivere questa cronaca della sua esistenza è anziano, ma questo non menoma il suo incrollabile ottimismo. Eppure va col pensiero anche a fatti sgradevoli, come quello che soffrì la fame per un lungo periodo (nelle pagine più toccanti del libro). Dalla prefazione di Cassola

Recensioni

Valutazione 
03/04/2020

L'ALTALENA

Un libro strepitoso che l’autore termina di scrivere nel luglio 1983, il cui dattiloscritto viene trovato per caso, accanto a un cassonetto della spazzatura in via San Vetturino in Perugia, da Giovanni Paoletti, cultore di letteratura, mentre in macchina vi transita accompagnando da un’amica sua madre, Rina Gatti, di lì a poco nota per il bel libro di memorie Stanze vuote, che uscirà a stampa e avrà una recensione entusiasta di Arrigo Levi. Correva l’anno …. E alla lettura l’autobiografia di Romualdo Farinelli (New York 19 agosto 1908-Perugia 12 agosto 1985) apparve a Paoletti subito molto interessante e scritta assai bene. Il dattiloscritto si apriva con un’affettuosa positiva prefazione, con firma autografa, di Carlo Cassola, allora celebre narratore (oggi ahimè chi lo legge?), e sembrò al fortunoso fortunato salvatore degno di pubblicazione. Fui il primo lettore, entusiasta, del fortunosamente piccolo capolavoro salvato non dalle acque come Mosè ma dal pattume, e se non fosse scivolato a terra dal sacco che lo conteneva, si sarebbe perduto un gran bel libro. Il caso, in questo caso non caos, lavorò davvero con giudizio. Mi adoperai molto per premiare le bellissime pagine con la stampa, ne parlai con i maggiorenti del Lyons Club di Perugia di cui Farinelli era stato presidente, ma invano. Ne scrissi sul “Corriere dell’Umbria”(7 luglio 2010) una particolareggiata recensione, senza esito. Così il dattiloscritto giacque per altri lustri nel cassetto di Giovanni. Che ha il “difetto” di questi tempi distratti e aridi di essere pertinace, tignoso, generoso, e il libro nell’ottobre 2017 ha visto finalmente la luce per i tipi del benemerito Jean-Luc Bertoni. Ed è una festa leggere questo libro. In genere una recensione, ma questa è una mera segnalazione, si addentra fra le maglie della storia, dentro la scrittura, scava a fondo le qualità, addirittura ne indica eventuali carenze. Ma io insisto sull’autore e come s’è visto sulla storia romanzesca del manoscritto trovato non nella bottiglia ma sulla strada. Chi era l’autore? Era nato a New York da famiglia di emigrati da Norcia, e infante rientrò in Italia e fu allevato dai nonni. Non frequentò molte scuole, si dette a svariati lavori e infine fece grande fortuna come gestore di sale cinematografiche in tutta Italia, in Umbria per esempio a Perugia e a Todi, ma gli pesava di non avere titoli anche se aveva ottime letture, e amici e conoscenze e frequentazioni di altissima rilevanza (il libro purtroppo manca dell’indice dei nomi). Partecipò perfino come attore generico ad alcune pellicole. A settanta anni, mentre già le sue sorti economiche iniziavano a scricchiolare, ebbe la perseveranza di laurearsi in Lettere a Perugia con una tesi sul grande poeta Vincenzo Cardarelli del quale era divenuto sodale. Secondo me c’è materia per un film.

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Romanzo
di Romualdo Farinelli