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Libro di Natale Antonio Rossi

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Il trasferimento di massa di persone da un continente all’altro è uno dei fenomeni che caratterizzano la contemporaneità, insieme alla capillare invasione della telematica e alla globalizzazione delle comunicazioni, e la diffusione delle epidemie (come sostiene Karl Popper). Tutti fenomeni che, come si sa, distinguono il nostro tempo a.i. (ante internet), da quello d’oggi p.i. (post Internet) ancor più nostro. Il Mediterraneo, mare di mezzo, ha onde di conoscenza dei flussi di migrazione che dal Sud e dall’Africa vanno verso l’Italia e l’Europa: gli dei di ieri e di oggi assistono i naviganti, soprattutto naufraghi, e quando possono, porgono loro un appiglio di fortuna, di salvataggio. I tanti finiscono in acqua e vanno a fondo. Quanti? Un milione? due milioni? Anche gli dei rimasti a vigilare il mare hanno smesso di contarli. Un limitato censimento è stato offerto dal blog “Fortress Europe” e ad esso fa riferimento la successione delle strofe. I versi di “Mediterraneo, poema di mare e di migranza” sono ellittici, con acchitto sull’endecasillabo (verso portante di ogni scrittura poetica) e su strofe dimezzate in pagina e in successione di pagina. La chiave o schidione di lettura è in versi dedicati al Mediterraneo (che costituiscono una sua canzone). Il tema della migranza è non-nuovo e al contempo nuovo nella storia dell’uomo: se aveva bisogno di una lingua non facile e d’invenzione, ha trovato un tentato esercizio di scrittura per provare che i grandi poemi di ieri hanno possibilità di esempio e dignità.

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