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Nicola Bottiglieri
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Recitare l'Infinito a Capo Horn
Nicola Bottiglieri
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Un anziano professore vuole realizzare il sogno della sua vita: recitare l’Infinito di Leopardi a Capo Horn, l’unico luogo della terra dove quella poesia ha davvero un senso. Perciò attraversa la Terra del Fuoco come una chiocciola, portando il passato sulle spalle ma aderendo con il corpo alla realtà che va scoprendo: il mondo dei pionieri ricco di personaggi leggendari come i missionari salesiani, l’ammiraglio spagnolo Sarmiento che voleva mettere una catena nello stretto di Magellano per impedire al pirata inglese Francis Drake di assaltare il galeone di Manila nell’oceano Pacifico, la spiaggia di Wulaia dove Charles Darwin ha incontrato gli indios che vivono nudi in mezzo alla neve ed altre figure e storie della geografia della fine del mondo. Durante il viaggio mantiene un contatto via mail con un giovane allievo in fuga dall’Italia che vuole stabilirsi nel deserto di Atacama in Cile richiamato dall’amore di una donna che vive su una sedia a rotelle. Quando il professore arriva a Capo Horn e recita l’Infinito di Leopardi non riesce a pronunciare l’ultimo verso, perché non si può dire e naufragar m’è dolce in questo mare a Capo Horn quando di fronte a quel promontorio vi sono stati infiniti naufragi e sotto quelle acque furibonde giacciono più relitti che centollas. Sulla via del ritorno elabora una teoria sulla letteratura di viaggio: il rapporto fra scrittore e lettore ricorda l’accoppiamento di due chiocciole. Il mollusco possiede sia l’apparato maschile che femminile ma per la riproduzione ha bisogno di un suo consimile. I due animaletti durante l’accoppiamento si fecondano e rimangono fecondati insieme. Lo stesso succede fra chi legge e chi scrive.
