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IL RUBINO INTENSO DEI SEGRETI

Nuovo prodotto

di Viviana Picchiarelli

“Il rubino intenso dei segreti” è un ritratto spietato e senza filtri su dinamiche familiari viziate da menzogne e silenzi colpevoli in cui le figure femminili giocano il ruolo di carnefici più o meno coscienti.

Il romanzo fa parte delle pubblicazioni a marchio registrato WOMEN@WORK, nome del gruppo letterario fondato nel 2009 dalla scrittrice umbra Costanza Bondi.

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“Alle spalle vanno lasciate solo le questioni archiviate. Il resto, prima o poi, torna per chiedere il conto.” Insistette Elsa, mentre si alzava per ravvivare il fuoco. 

Rubino intenso è il colore di uno dei vini più prestigiosi prodotti ne “La Tenuta del Grappolo” dalla famiglia Capotosti. Gestita dai fratelli Gianfranco ed Enrico, la tenuta è cresciuta e si è affermata nel corso dei decenni grazie alla guida ferma e decisa della madre Olivia, donna dal temperamento di ghiaccio sulla quale, però, si è abbattuta la scure dell’Alzheimer.
Pur nella dimensione ovattata in cui la malattia l’ha relegata, Olivia continua indirettamente a influenzare le esistenze di tutti coloro che gravitano tra le mura della tenuta. Tra questi, il nipote Michele, erede designato dell’azienda di famiglia per volere del padre Gianfranco, al quale è legato da un rapporto profondamente conflittuale. Obbligato a mettere da parte il sogno di diventare pianista, Michele diventa suo malgrado un imprenditore avido e spregiudicato, anche per cercare di buttarsi alle spalle la rabbia per la fuga improvvisa – avvenuta anni addietro – della cugina Greta, con cui aveva vissuto una storia d’amore intensa e passionale.
Il ritorno inaspettato di Greta, ex ballerina di danza classica costretta a rinunciare alla carriera a causa di un brutto incidente, sarà solo il primo degli eventi che sconvolgeranno per sempre gli equilibri apparenti su cui la storia imprenditoriale e umana dei Capotosti si era andata definendo nel tempo.

Recensioni

Valutazione 
13/02/2017

Il rubino intenso dei segreti

Una storia dai toni sempre più coinvolgenti, il nuovo romanzo dell'autrice Viviana Picchiarelli Il rubino intenso dei segreti (Bertoni editore, 2016). La storia della famiglia di Greta, figura femminile centrale come nel romanzo precedente della stessa autrice, La locanda delle emozioni di carta.

Una storia travagliata di una vita vissuta tra distacchi e congiunzioni nelle mani della sorte. Passione, nostalgia, timore e dubbio, grandi emozioni lasciate galleggiare tra le vigne profumate dei paesaggi rurali umbri; il tutto tinto del colore rosso rubino del vino.

Intrigante e sentita in ogni pagina la scenografia, nell'accuratezza con cui l'autrice descrive l'ambientazione di ogni scena narrata. Un'attenzione al dettaglio propria di chi sa osservare e sentire e vuole donare agli altri ciò che ha percepito tra i filari di quelle vigne.

Un romanzo che vive delle parole non dette, di emozioni mantenute segrete e mai svelate a nessuno. Il solo confidente e custode è il lettore, che assapora il gusto amaro e a tratti seducente, del pensiero non espresso e custodito come un tesoro, proprio come quello del vino. Dinamiche familiari approfondite permettono ad ogni personaggio di divenire comprensibile e amabile, poiché ad ognuno è data la possibilità di redimersi e di mutare l'ottica del comportamento umano, in virtù di una grande passione che bagna l'intero romanzo.

Valutazione 
05/02/2017

Presentazione presso libreria Mondadori, Santa Maria degli Angel

Quando l’editore Jean-Luc Bertoni mi ha chiesto di presentare questo libro, ho avuto un attimo di esitazione prima di accettare: un libro sul vino introdotto da un’astemia? Che ne verrà fuori?
Eppure, come sempre del resto, ho accettato la sfida e mi sono resa disponibile a leggere questo bel volume di oltre 400 pagine. Quattrocento pagine che ho letteralmente “macinato” in un paio di viaggi in treno (che nella mia vita non mancano mai), presa da una vicenda complessa, ricca di andate e ritorni, di personaggi che arrivano e di altri che se ne vanno, di incontri piacevoli e sgradevoli, di soste e di riprese... Proprio come un viaggio in treno!!!

Due sono i punti che vorrei sottolineare di questo interessantissimo libro: il plot e le emozioni che trasmette.

La trama del libro è estremamente accattivante, ricca di colpi di scena che sorprendono il lettore, specialmente nella seconda parte. Mi viene in mente un gioco che probabilmente tutti abbiamo ricevuto da bambini: una scatoletta contenente 12 cubi, sulle cui facce era rappresentato il dettaglio di un’immagine. Avendo il cubo sei facce, era possibile combinare gli elementi in modo da ottenere sei rappresentazioni diverse, purché ogni quadrato fosse messo nella giusta posizione. La trama di questo libro mi ha dato l’impressione che fossero possibili più interpretazioni dei fatti, più rappresentazioni, risultanti dall’alternanza degli elementi. È una trama che si apre a diverse ipotesi, progressivamente smentite dagli eventi fino ad arrivare all’ultima, la definitiva, l’esatta tra le tante: quella che l’autrice presenta proprio nelle ultime pagine, in cui il deus ex machina è addirittura la silenziosa e discreta donna di servizio che aveva lavorato una vita nella casa padronale. Da una sua lettera si (ri)dipana infatti tutta la saga della famiglia Capotosti in una versione che forse nessun lettore è stato in grado di intravedere scorrendo gli eventi narrati.
E, senza incedere in un fin troppo facile femminismo, sono le donne che mescolano le carte creando scenari sempre nuovi e diversi, attraversando generazioni, ambientazioni e relazioni, in una continua riorganizzazione delle dimensioni spazio-temporali.

Le emozioni restituite dalla lettura del libro sono di varia natura: gioia e dispiacere, odio e compassione, simpatia e risentimento, etc. Un po’ come in tutti i libri, dal momento che il lettore, suo malgrado, tende a immedesimarsi con i vari personaggi e rivivere, attraverso di essi, situazioni simili appartenenti alla sua vita.
Ma quello che mi preme sottolineare in questo testo la figura retorica della sinestesia, cui l’autrice attinge a piene mani. È difficile leggere Il rubino intenso dei segreti senza immaginare il tipico colore caldo dei filari delle viti dopo la vendemmia, magari al tramonto autunnale, il violaceo della pelle dei piedi durante la spremitura (secondo l’antico rituale contadino), il rubino (stavolta “rubo” dal titolo) del vino versato a decantare negli appositi bicchieri. A questa esplosione di colori caldi fa da contraltare l’arredamento della casa e degli uffici: bianco o comunque chiaro, quasi asettico, non caratterizzato, freddo come i rapporti che apparentemente caratterizzano le vite di buona parte dei personaggi. Un Alzheimer architettonico, cui corrisponde la malattia vera contratta dall’anziana Olivia Capotosti, ormai relegata in una camera spoglia senza più ombra di quel piglio autoritario con cui da giovane dirigeva l’azienda e dominava la vita dei suoi familiari.
La vista cede la mano all’odorato, nella descrizione delle varie operazioni di viticoltura, rappresentate in modo così dettagliato che sembra quasi di avvertire il profumo del mosto che ribolle nei tini, l’odore aspro e denso di umidità che si avverte entrando nelle cantine, il calore tiepido e grasso che si sprigiona dalla terra appena lavorata.
E, insieme all’odorato, il gusto, che indulge nell’assaggio di vini di varia gradazione e di diverso corpo prodotto dalla famiglia Capotosti: dal leggero e frizzante prosecco al pesante e aromatico Sagrantino, produzione tipica di alcune zone dell’Umbria.
Anche il tatto trova dei richiami in varie parti di questo libro: il ruvido parquet intriso di pece su cui Greta prova e riprova i suoi passi di danza fino al parossismo, il legno delle botti sempre un po’ nodoso e con delle irregolarità superficiali, le foglie delle viti con i loro dorsi sporgenti e i viticci aggrappati ai tralci, i graspi che residuano dalla spremitura degli acini, etc. Tutto parla di ruvidezza, di grinzosità, proprio come le rughe di Olivia che nel suo viso ormai completamente avvizzito sembra conservare traccia di questa storia dura da tutti i punti di vista.
E infine l’udito: dalle pagine de Il rubino intenso dei segreti sembrano echeggiare i richiami dei contadini che lavorano, le voci isteriche dei litigi in casa Capotosti, il sussurrio dei segreti che ne permeano le mura fino a che diventano parole gridate ad alta voce nel cuore dei protagonisti. E, su tutti, predomina un suono atteso per oltre 400 pagine: un’armonia suonata a un pianoforte cui non è stata data voce per decenni e le cui note, finalmente, sembrano concedere un po’ di pace e di serenità a una famiglia martoriata da segreti e passioni per troppo tempo tenuti prudentemente nascosti.

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IL RUBINO INTENSO DEI SEGRETI

IL RUBINO INTENSO DEI SEGRETI

di Viviana Picchiarelli

“Il rubino intenso dei segreti” è un ritratto spietato e senza filtri su dinamiche familiari viziate da menzogne e silenzi colpevoli in cui le figure femminili giocano il ruolo di carnefici più o meno coscienti.

Il romanzo fa parte delle pubblicazioni a marchio registrato WOMEN@WORK, nome del gruppo letterario fondato nel 2009 dalla scrittrice umbra Costanza Bondi.